Questa serie di citazioni, ordinata secondo un criterio storico e conseguenziale, non vuole essere una rigida sequenza di precetti ideologici e dottrinari, ne’ ha la pretesa di essere il presupposto immediato per un progetto politico immanente, ma, piuttosto, un percorso ideale di elaborazioni teoriche e pratiche che nei loro aspetti e meccanismi essenziali conservano intatta l’attualità di fondo e che possono essere altresì la base di discussione per chi ancora non si è rassegnato all’abbandono (in modo totale o solo di fatto) di ogni ipotesi rivoluzionaria e di qualsiasi istanza di cambiamento programmatico e positivo della realtà e del mondo, rigettando, quindi, l’accettazione passiva di una narrazione falsamente realistica su mutamenti e trasformazioni ineluttabili. Ciò che appare sempre più evidente a molti, sia pure in modo istintivo e in gran parte inconsapevole e a prescindere dalla formazione ideologica e culturale di ciascuno, è l’intenzione da parte di un potere anonimo e pervasivo di approfittare di ogni possibile emergenza (sanitaria, climatica, umanitaria, etc.) per imporre un controllo dispotico per quanto dissimulato dell’attività e delle opinioni di enti e persone. Questo potere, per quanto frazionato in gruppi, schieramenti, etc.; contrapposizioni sia reali che di facciata è il potere della classe che si identifica nella ideologia del mercato che domina ogni possibile manifestazione dell’esistenza umana e del profitto ad ogni costo. Esso ha il volto concreto della guerra e dei provvedimenti coercitivi o la maschera delle sguaiataggini populiste e, peggio ancora, quella oscura ed ipocrita del capitalismo cosiddetto compassionevole con le sue tinte, a seconda dei casi, “democratiche” o chiesastiche.
La prospettiva che si pone, a mio avviso, non è più quella di creare nuovi fittizi soggetti politici o di subordinare in modo settario ogni istanza e progetto alla crescita del proprio piccolo partito in attesa di future mitiche condizioni che possano rendere possibile la rivoluzione e la presa del potere da parte del proletariato. La prospettiva, a fronte di fosche e incombenti previsioni e quindi della terribile urgenza che si pone innanzi nell’affrontare i compiti futuri, è quella di iniziare, con le poche forze attualmente disponibili, ma suscettibili di grandi possibilità, ad elaborare un effettivo e radicale programma rivoluzionario; anche con il contributo di chi non è completamente e rigidamente interno alla tradizione e alla dottrina marxista. Programma e istanze che possano vivere da subito in ogni situazione e carattere della lotta di classi, popoli, persone che subiscono e intendono, perciò, contrastare la tendenza attuale.
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