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GIACOBINI

Nell’anniversario della presa della Bastiglia vi sono alcune considerazioni che credo di dover fare. In merito al ruolo che ha avuto una delle sue componenti principali e alla portata storica della presenza di questa in quel periodo; i Giacobini e principalmente il maggior protagonista Robespierre. Questo ruolo è stato in gran parte misconosciuto o confinato nel suo aspetto più appariscente e meno accettato che è quello del “terrore”. Robespierre e compagni agirono sotto l’influenza degli scritti di Rousseau, che fece una prima analisi delle forme giuridiche del potere, del processo storico che ha portato alla diseguaglianza tra gli uomini e per primo ha posto in relazione lo sviluppo della proprietà privata con le forme dispotiche del potere.

Robespierre e i giacobini cercarono di colpire i nuovi privilegi e gli abusi che ebbero luogo nell’ambito e sotto l’egida del nuovo potere, nominalmente rivoluzionario ma ideologicamente borghese. Dovettero a un certo punto ricorrere legittimamente a misure intransigenti e anche drastiche (sia pure con gli inevitabili eccessi e abusi) per impedire che la rivoluzione venisse tradita e svuotata dei suoi contenuti da chi si nascondeva nelle sue istituzioni per volgere ai propri fini il percorso politico di questa. Come si sa i giacobini furono sconfitti.

Ma il ruolo che ha avuto la loro pur breve presenza storica è stato essenziale per tutto lo sviluppo successivo della sinistra in genere, dei movimenti democratici più radicali e dello stesso movimento operaio. Questo contributo è stato poco riconosciuto sia dalle componenti liberaldemocratiche progressiste, ipocritamente refrattarie al costo in sangue versato degli accadimenti rivoluzionari; sia da alcuni esponenti di area marxista, ortodossi o meno, attenti sempre a non contraddire ogni parola di Marx ( in aderenza solo esteriore al testo) in un qualsiasi pur minimo argomento. Per costoro i giacobini avevano imperdonabilmente la mancanza di una reale linea di classe (ovvero di non essere già marxisti), quando questo non poteva in nessun modo verificarsi, non solo perché Marx non era ancora nato, ma soprattutto perché non esistevano ancora in quel periodo in Francia e nell’Europa continentale le condizioni storiche, economiche e sociali per una presa di coscienza dello sviluppo del capitalismo e della conseguente lotta di classe. E’ stata anche erroneamente attribuita una collocazione storica diversa da quella reale a Hébert e seguaci che malgrado alcuni atteggiamenti oltranzisti non erano certamente titolari di una maggiore coscienza di classe. In realtà il loro radicalismo ideologico antireligioso ha procurato non pochi problemi alla rivoluzione, contribuendo ad allontanare gran parte della popolazione dagli ideali di quella.

Per concludere importanti insegnamenti si possono trarre dai non pochi errori di quel periodo. Non dare fiducia a istituzioni ancora condizionate dal vecchio regime e che non possono essere, quindi, l’ambito più idoneo del nuovo corso e delle future trasformazioni. Non fidarsi dei pacifisti e dei tolleranti di maniera, dei concilianti a ogni costo, di chi non rompe definitivamente con i privilegi della precedente provenienza sociale. Sono soggetti inclini per natura a ritornare opportunisticamente sui propri passi.

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